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muri socchiusi

Casa Circondariale “Regina Coeli”, MACRO via Nizza, Assessorato alla Crescita culturale di Roma, Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali

Il progetto, iniziato nel marzo 2016 con termine di chiusura a gennaio 2017, supera i rigorismi della didattica e della pedagogia per porsi come momento creativo dello sviluppo della  multi-funzionalità dell’arte contemporanea e della sua “applicabi-lità” e apertura concettuale in appunto spazi generalmente intesi come “chiusi” ma che tendono all’apertura di mondi interiori infiniti dei loro “abitanti”. 

Le pareti del carcere si aprono così – ma sarebbe meglio dire “sono aperte così” – all’arte e dall’arte, con squarci verso una realtà alquanto “aliena” per Regina Coeli ma completamente condivisa con l’operatività, la creatività e l’ingegno di molti detenuti presenti. In questo modo l’arte si fa contesto, al di là della manualità stessa della creazione, svolto direttamente sulle pareti di Regina Coeli, insieme ai detenuti stessi, in “cantieri artistici” che andranno a trasformare la struttura visiva stessa degli spazi chiusi della Casa Circondariale romana, per trasformali in un vero e proprio spazio pubblico, giocando appunto fra struttura focale istituzionale/chiusa e dato artistico visivo/aperto. Opere a più mani quindi, effettuati con linguaggi e tecniche diverse, dall’iconismo street di Pax Paloscia, alla pittura espressiva di Laura Federici e al collage materico e multi-visuale di Camelia  Mirescu. Opere permanenti per la struttura carceraria di Regina Coeli, di grandi misure e di grande impatto visivo, ma anche finale prodotto artistico multimediale da “esportare” al di fuori delle mura stesse del carcere, svolto per immagini. Un video realizzato direttamente dalle tre artiste in compartecipazione con i detenuti che hanno collaborato ai tre interventi artistici interni, con musiche e testi originali.

In questo modo si è cercato sempre di più di definire, tramite appunto l’arte e la com-partecipazione artistica, la visualità e la creatività di una città, Roma, vista dall’interno del carcere, dall’interno di “mura”, per mezzo dell’attività di persone che vivono il pre-sente “sognando” un futuro “in esterno”.

_ 2017

_ Macro via Nizza, Roma