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Passi perduti

Il mondo contemporaneo ha un problema di spazio. Nessun luogo è più né privato né pubblico. È un’architettura mobile, che trascina con sé, in questo suo nuovo modo di essere, anche gli individui. Tutti siamo costretti a aggirarci nelle città e nei loro quartieri come fossimo perenni «turisti», isolati, sradicati, incuriositi da un paesaggio che è sempre in rapido cambiamento e che però rischia di perdere ogni giorno i suoi punti fermi. Il sociologo Zygmunt Bauman ha riassunto questa condizione in due parole semplici e con un aggettivo geniale: modernità liquida. Le opere di Laura Federici - sia quando affrontano la tangenziale che costeggia Roma o i chiostri delle moschee di Damasco, in Siria - rispondono in modo «affettivo» alla precarietà urbana e mentale che ci attanaglia. Spazi vuoti (la strada di notte) o costellati di piccole presenze umane danzanti (bambini), stanno lì, sospesi, rivisitati, sfocati, in un collage che non è solo tecnico ma anche interiore. Il dettaglio, il primo piano, il particolare oggettuale diventa così l’àncora per evitare di perdersi nella «mobilità» contemporanea, la zattera dove salire quando la fluidità delle cose ci rende tutti stranieri.

Arianna Di Genova

 “Whether they depict the elevated highway running through Rome or the courtyards of the mosques

in Damascus,

Laura Federici’s works respond ‘affectively’ to the urban precariousness that grips our minds.

Objects shown in detail or close-ups become anchors to hold on to, lest we get caught

in contemporary ‘mobility’ and fall ill with disorientation. They are rafts to get on to, when the fluidity

 of things make us all strangers, with no space to occupy.”

_ 2004

_ Studio Morbiduci, Roma